46 b, c), conservati nel Museo dell’Opera di Santa Croce. Subito dopo l’artista fiorentino e i suoi passarono a decorare le fasce degli arconi della prima campata della navata a partire dal transetto, con ogni verosimiglianza ancora entro il pontificato di Niccolò IV (1288-1292), il primo papa francescano. Anche per il Polittico Baroncelli sono state proposte le datazioni più diverse e il dibattito si è concentrato in maniera particolare sulla precedenza o meno rispetto al documentato soggiorno napoletano degli anni 1328-1333. 27 d) e dell’Ingiustizia (cat. 6 -- Giotto e la nascita della pittura occidentale -- Francesca Flores d'Arcais Video completo disponibile su https://www.eduflix.it L'affresco nella cappella degli Scrovegni è uno dei più rappresentativi dell'opera di Giotto. Vale la pena riaffermare che il polittico è una delle opere più affascinanti e ‘fiorentine’ del pittore, che esercitò un’influenza decisiva sia sugli artisti suoi coetanei (il Maestro della Santa Cecilia e Lippo di Benivieni), sia sulla prima generazione dei pittori giotteschi, da Bernardo Daddi a Taddeo Gaddi, dal Maestro della Cappella Medici al giovane Jacopo del Casentino. 17 c), indimenticabile per la concretezza fisica che trasmette. La solenne impostazione scultorea dell’immagine sembra riferirsi ancora alle recenti esperienze romane, legate soprattutto all’acuta interpretazione della plastica arnolfiana che interessò la parabola del grande maestro fino alla sua prima maturità14. Gli studiosi affermano che la nascita della bottega di pittura, che avrà la sua massima fioritura nel Rinascimento, incominciò proprio con lui: il primo maestro di bottega. endobj 28 a, b, in Giotto. 26 M. Boskovits, Il Crocifisso di Giotto, cit. Tutt’altro che accertato può dirsi anche l’iter del suo apprendistato artistico, che dovette essere assai precoce, come di consueto in quell’epoca. 77 a) presentano particolari di superba qualità, dove pare di riscontrare la presenza diretta del vecchio maestro, affiancato dai collaboratori attivi nella sua bottega; brani autografi dell’ultimo Giotto si possono indicare forse anche nelle scene della Resurrezione di Lazzaro e della Morte della Maddalena39. In altre parole, la decorazione del transetto destro e della crociera della basilica inferiore di San Francesco di Assisi, lungi dal rappresentare un mero riflesso dell’arte giottesca ad opera di suoi collaboratori o seguaci, è una tappa cruciale nello svolgimento del linguaggio di Giotto medesimo e apre alcuni filoni di ricerca che conosceranno sviluppi straordinari fino a Stefano, Giottino e Giovanni da Milano. Si tratta senza ombra di dubbio di una delle più belle rappresentazioni della nascita di Gesù nella storia… Il dipinto riveste un valore paradigmatico come testo di riferimento primario nell’ambito dell’interpretazione dell’arte del Maestro offerta da alcuni dei seguaci fiorentini più diretti: da Taddeo Gaddi a Bernardo Daddi, fino a Maso di Banco38. In questa tavola di grande fascino, al tempo stesso solennemente arcaizzante e raffinatissima, il maestro sembra preludere al linguaggio stilistico caratteristico del suo periodo napoletano e della fase tarda di attività. Rappresentano il percorso del settimo giorno (quello che sta tra la nascita della Chiesa e il Giudizio Universale). Giotto di Bondone nasce a Vespignano circa nel 1267 a Colle di Vespignano e muore a Firenze nel 1337, è stato uno dei più grandi pittori e architetti italiani. Il programma iconografico dell’intera decorazione fu completato una decina d’anni dopo l’intervento di Giotto con le scene della Morte e assunzione della Vergine ad opera di un pittore locale, che in maniera assai interessante cercò in ogni modo di intonare il suo lavoro a quello del pittore più famoso e celebrato della sua epoca, pur essendo di levatura tutto sommato modesta. Gli affreschi sono riferiti al pittore da Villani, Ghiberti e Vasari, che ricorda il celebre Ritratto di Dante dipintovi da Giotto. La poderosa, onnicomprensiva incorniciatura illusiva che caratterizza la decorazione assisiate lascia il posto nella cappella dell’Arena a una raffinata ‘griglia’ d’impronta più decorativa e meno aggettante, forse non soltanto a motivo delle dimensioni notevolmente più ridotte dell’ambiente. La nuova visione giottesca si diffuse con straordinaria rapidità a cavallo fra Due e Trecento in quasi tutta la penisola, giungendo ad influenzare in maniera decisiva persino le fortissime personalità artistiche che erano state attentamente considerate dallo stesso Giotto negli anni cruciali della sua formazione: da Arnolfo di Cambio a Duccio di Buoninsegna, da Giovanni Pisano a Pietro Cavallini. 142-151; e di A. Tartuferi, Intorno a Giotto: una mostra, un libro e una proposta di attribuzione, cit. 17, in Giotto e il Trecento, cit. alla nota 4, pp. 19 j-w; cat. Lo stato larvale di queste pitture costringe a concentrare l’attenzione soprattutto sugli aspetti relativi all’impostazione compositiva e ai concetti spaziali, piuttosto che sull’analisi squisitamente stilistica o sulle modalità di stesura. A. Tartuferi, cat. Con Giotto si ha l’inizio della vera Pittura Italiana, poiché nel 1200 la pittura ufficiale in suolo italiano era quella di origine Bizantina, di tipo statico e assai ripetitiva. 37 A. Tartuferi, cat. Per lunghissimo tempo è stata considerata valida l’idea della sostanziale prossimità cronologica degli affreschi della contigua cappella Bardi, dove Giotto ripropone in estrema sintesi la storia di san Francesco d’Assisi, che invece è oggi perlopiù accantonata, come vedremo più avanti. 2-dic-2016 - Esplora la bacheca "Giotto e la prospettiva intuitiva" di Francesca Carpani su Pinterest. alla nota 4, pp. Dopo gli esperimenti cromatici realizzati negli affreschi della cappella degli Scrovegni e in quella della Maddalena, il linguaggio giottesco raggiunge in queste pitture i suoi vertici, rivelando per la prima volta, come è stato osservato, un «Giotto colorista». Ciò è attestato in maniera evidente dal bel Crocifisso (cat. 7, in Giotto e il Trecento, cit. 225-239; Il polittico di Giotto nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. 13-29; A. Tra esse figurano ancora alcuni degli artisti di spicco che lavoravano già da tempo alla decorazione, probabilmente agli ordini di Cimabue, quali i cosiddetti Maestro della Cattura e Maestro della Pentecoste – che deriva la sua denominazione convenzionale dall’affresco di tale soggetto nella controfacciata della chiesa – cui spettano anche parte della Volta dei Dottori (cat. alla nota 1, I, pp. (:27�g�`����v5���'��OpD���`J8h�TMIi��X��!c����ڗ��hp��?p ND²�=פ*����4��K�İY[i���$}���}�*�J{���y=0m���S����d)>d����9{�h����r�S�D���5�;nC�&�e6�I7��/ϥ��/�> a�G��E�:k�75jW��4�2���EX���*�A�T�w���~Dܠ�0ip�����t•�!5��K; e0h�}����e�D. Torna alla mente dunque lo straordinario paradosso critico di Roberto Longhi, secondo cui: «di giotteschi nel Trecento non vi fu che Giotto stesso». La straordinaria valenza dell’illusionismo plastico e architettonico che traspare dal tergo del crocifisso padovano, con la mirabile raffigurazione dell’agnello mistico centrale e i quattro simboli degli evangelisti contro un intenso e indefinito fondo blu, è uno dei tratti più caratteristici dell’attività giottesca, segnatamente in questi anni. 2, in Florence at the Dawn of the Renaissance, cit. E ciò si realizza per la prima volta tra Assisi – nelle Storie di Isacco e nel Compianto sul Cristo morto, nei registri alti della chiesa superiore di San Francesco – e il natio Mugello – nel frammento di una Maestà oggi nella pieve di Borgo San Lorenzo –, in un lasso di tempo che s’immagina strettissimo, pressoché coincidente, intorno al 1290. Persino la datazione di questo complesso è del tutto ipotetica e in ogni caso fondata soltanto sull’analisi dei dati dello stile. 34 e), caratterizzata da una tenerezza pittorica che prelude a Giottino. GIOTTO E LA NASCITA DELLA PITTURA OCCIDENTALE GIOVEDI’ 22 OTTOBRE 2015 Il Gruppo Ali Piemonte e Valle d’Aosta propone un appuntamento dedicato a Giotto condotto dalla dottoressa Marzia Capannolo - storico dell’arte. 4 0 obj 15 Sugli affreschi degli Scrovegni e, più in generale, sul soggiorno padovano di Giotto, nonché per l’amplissima bibliografia relativa, si vedano i saggi e le schede in Giotto e il suo tempo, a cura di V. Sgarbi, catalogo della mostra (Padova), Milano 2000; si vedano inoltre: F. Flores d’Arcais, La Cappella degli Scrovegni, in Giotto e il Trecento, cit. Naturalmente, come accadde per il ciclo della Leggenda francescana, Giotto dovette avvalersi di un’affiatata squadra di collaboratori che operò sotto la sua attenta e assidua direzione. È uno fra i brani più alti di tutta la produzione giottesca, rispetto anche all’interpretazione normalizzata e in un certo senso rassicurante fornita per la santa medesima (cat. 10 A. Tartuferi, Il restauro del Polittico di Badia, cit. La storia della pittura si svolge dalla preistoria al mondo contemporaneo e comprende raffigurazioni eseguite con varie tecniche modificandosi in base alla funzione dell'arte nel suo contesto storico e culturale. La stupenda Crocifissione (cat. 182-186; per la tavola di Washington, si veda A. Suda, cat. Eppure l’opera presenta dei brani di superba bellezza, quali ad esempio la straordinaria restituzione naturalistica del legno della croce, analizzato fino nelle venature, oppure la plasticità compatta del corpo di Cristo. Ritornato a Firenze entro la fine del secolo XIII, Giotto avrebbe messo mano al polittico per l’altare principale della chiesa di Badia, la cui esecuzione dovette essere portata a termine in un tempo assai breve, presumibilmente cinque o sei mesi, secondo quanto è emerso nel corso dell’intervento di restauro in base all’analisi delle modalità con cui è stata realizzata l’opera. La Maestà di San Giorgio alla Costa, conservata nel Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, è ai giorni nostri identificata unanimemente con la tavola di Giotto menzionata nella stessa chiesa da Lorenzo Ghiberti nei suoi preziosi Commentari (1450 circa)6. alla nota 17, passim. Di lui, ancora in vita, Andrea Lancia, un commentatore dantesco del XIV secolo, disse: «è Giotto fra li pittori, che li uomini conoscono, il più … L’importante intervento di restauro portato a termine dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze nel dicembre 2004 ha consentito il recupero della piena autenticità delle poche parti rimaste tuttavia, nello stato attuale, non è facile rendersi conto dell’importanza che dovette rivestire questo ciclo. 296-300. Assai affine al polittico bolognese è generalmente riconosciuta a ragione la frammentaria Madonna col Bambino in trono tra angeli (cat. 21 V. Martinelli, Un documento per Giotto ad Assisi, in «Storia dell’Arte», XIX, 1973, pp. Per quanto riguarda la tecnica pittorica, bisogna rimarcare che la stesura rispetto ad Assisi appare molto più accurata, morbida e fusa. 62-64. 170-177. Allievo di Cimabue, fu molto apprezzato dai contemporanei, tanto da essere definito dal Boccaccio"il miglior dipintor del mondo". 1, in Giotto. De Marchi, Geometria e naturalezza, modulo e ritmo: un’opera fondativa alle origini del concetto illusionistico del polittico gotico, ibid., pp. Sempre riprendendosi all’indicazione di Boskovits, è probabile che sia da restringere entro il primo decennio del Trecento, ancora in sensibile contiguità stilistica con gli affreschi padovani, la datazione del polittico con il Cristo benedicente con san Giovanni Evangelista, la Vergine Maria, san Giovanni Battista e san Francesco (cat. 16 b-p) che si dispiega sulla parete settentrionale, per la solennità arcana e aulica al tempo stesso che ispira i personaggi. alla nota 1, II, p. 171. Uno di questi polittici era con ogni probabilità quello che recava al centro la Madonna col Bambino (cat. 1 Per il punto critico sugli aspetti biografici relativi all’artista si veda M.V. Quest’opera straordinaria riveste, sul piano stilistico e su quello tipologico, un valore innovativo e discriminante identico a quello solitamente riconosciuto alla Croce dipinta di Santa Maria Novella.