La nozione dei ritmi cittadini è stata introdotta per evidenziare i diversi aspetti della vita cittadina. Le intuizioni dei Situazionisti, dalla psico-geografia alla deriva, passando per détournement, che nel loro slancio topico erano i sintomi delle problematiche insite nel modernismo, sono tornati per mano degli artisti come strumenti di una negoziazione non più solo possibile, ma necessaria. La “Nuova Roma”, come venne battezzata, divenne ricca e cosmopolita: infatti, all'originario nucleo di abitanti formato da funzionari e militari, prevalentemente di origine greca, si associarono ben presto politici e mercanti delle più svariate etnie e culture, fra cui slavi, germanici ed ebrei. La civiltà greca elabora gradualmente il modello mesopotamico delle “città dei palazzi”, ma in una dimensione più contenuta: piccoli centri fortificati proteggono un'area limitata di territorio e si configurano essenzialmente come strutture di difesa per le scorte alimentari. Seguendo quest'ottica è possibile suddividere le metropoli del mondo gerarchicamente (John Friedmann and Goetz Wolff, "World City Formation: An Agenda for Research and Action", International Journal of Urban and Regional Research 6, no. La prima presenta una grande piazza pubblica al centro dell'abitato, circondata dagli edifici amministrativi e contigua all'area dei santuari, e due mercati in prossimità dei porti, uno vicino alla piazza, l'altro all'area sacra. Le basiliche cristiane, che ereditano alcuni elementi strutturali dagli edifici pubblici romani, caratterizzano le nuove città fino a diventare un elemento centrale intorno a cui, nel Medioevo, il tessuto urbano tenderà a organizzarsi, così come accadeva nella città antica con la piazza del mercato e il foro. Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Questo riflette altresì lo spostamento dalla singola storia della élite dei potenti a una percezione multidimensionale della storia. Ciò conduce a un costrutto teorico con ben poche connessioni all'aspetto reale della questione, che viene considerato semplicemente come fonte di esempi poco limpidi. L'area sacra, generalmente situata nella parte più alta della città, si sostituisce alla reggia-forziere delle epoche arcaiche, pur mantenendo una funzione di cittadella fortificata. Un secolo e mezzo dopo, il villaggio ha raggiunto in effetti le dimensioni di una città. Dal 3500 a.C. Prende avvio una prima fase di urbanizzazione, che vede la città di Uruk al centro di un'intensa opera di organizzazione del territorio: la ricchezza accumulata con la produzione agricola permette di avviare scambi con altri centri produttori di materie prime e di sostentare una classe di persone che organizzi il potere della città sul territorio circostante (soldati, fabbri, contabili, artigiani, ingegneri). La funzione assunta negli equilibri fra i vari stati romano-barbarici assicura alla città un certo peso economico e politico, anche in virtù dell'importante patrimonio fondiario della Chiesa e della capillare rete di rapporti su cui poteva contare. Continua lo scontro tra chi è a favore della caccia e chi no in questi periodi di zona arancione, gli ambientalisti in primis, in seguito alla proposta del consigliere leghista Andrea Piras che ha chiesto ufficialmente al presidente Solinas di concedere lo spostamento da un territorio all’altro agli appassionati delle doppiette. M. Foucault, Eterotopia Luoghi e Non-Luoghi Metropolitani, Mimesis, Milano, 1997, pag. Non è chiaro perché un luogo venga definito città mentre un altro no. La maggior parte dell'area di una città è occupata dal tessuto urbano (case, vie, strade); laghi, fiumi e aree verdi sono spesso minoritarie. I rifiuti e le fognature sono due problemi rilevanti per le città, così come l'inquinamento dell'aria proveniente dai motori a combustione interna (v. anche trasporto pubblico). “La caccia non è mai stata chiusa, si ci può spostare, con la differenza che chi abita nei centri abitati oltre i 5mila abitanti può esercitarla all’interno del proprio comune –  ha detto Marco Efisio Pisanu ai microfoni di Radio Casteddu. Questa rappresentazione dello stato nazionale, che è particolarmente diffusa nel momento della sua ascesa e dominanza, tra la seconda metà del settecento e gli inizi del novecento, ha come scopo anche quello di creare l’unità nazionale in maniera verticale, mettendo in relazione e in un certo senso omologando tutte le classi: dagli aristocratici ai contadini, passando per i ceti mercantili, tutti possono e devono appartenere a una tradizione comune, fatta non solo di un linguaggio comune, ma anche di miti, di riti, di monumenti e di spazi comuni. La stessa prassi di attribuire il titolo di città anche a insediamenti piuttosto piccoli è giustificata in maniera generale da alcuni filoni di pensiero dell'urbanistica e della sociologia urbana secondo cui il titolo di città è subordinato non alle dimensioni dell'abitato o al numero di abitanti, bensì al verificarsi del cosiddetto "problema-città", ovvero al manifestarsi di un'esigenza o di un'opportunità di vita sociale comune, e di conseguenza al costituirsi di una comunità socialmente coesa. Una città è un insediamento umano, esteso e stabile, che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status legale, frutto di un processo più o meno lungo di urbanizzazione. L’espansione del capitalismo ha imposto una generalizzazione a livello mondiale di un unico sistema temporale, e una sua divisione precisa in ore e minuti, sia per poter definire univocamente gli orari e gli itinerari dei sistemi di trasporto, sia per poter uniformare la vita pubblica, sia anche per misurare esattamente le giornate lavorative. Mantenendo l'aspetto formale di molte città dell'Oriente antico, questi centri si presentano come fitti agglomerati di case protetti da alte mura. Nascono le case-torre delle famiglie aristocratiche, sorta di castello in città, come Bologna, Pavia e San Gimignano. Sembrava non fosse necessario seguire i cambiamenti di una città, bastava rivolgere l'attenzione su un altro esemplare. Infine, vedere le città come corpi singoli non coglie la moderna concezione, che sostiene che esiste più di una storia per un luogo. Firenze, Lucca, Pisa e Siena sono le protagoniste di questa fase storica. Solo in epoche recenti, vale a dire nei secoli VIII-VI a.C., si assiste ad un cambiamento. Alcune città sedi di cattedrale, per esempio St David's nel Galles, sono abbastanza piccole. Spingere all'esterno della città nei suoi sobborghi, il conflitto equivale a privarla della fondante diversità culturale che la costituisce, attraverso la creazione di spazi e quartieri mono culturali che rispondono alla logica della lottizzazione capitalista dello spazio pubblico e hanno l'effetto di aumentare la frammentazione sociale all'interno dello stesso nucleo urbano. E le grandi città europee, in particolar modo le capitali, sono pienamente solidali a questo progetto. La decadenza monumentale di Roma si accompagna così alla sua riorganizzazione come centro di potere: impoverita ma vitale. La residenza cittadina portava alla libertà dai tradizionali doveri rurali verso il signore e verso la comunità: in Germania c'era il detto"Stadtluft macht frei" ("L'aria della città rende liberi"). In genere, una città è composta da aree residenziali, zone industriali e commerciali e settori amministrativi che possono anche interessare una più ampia area geografica. Oggi circa metà della popolazione mondiale è urbana, con milioni di persone che ogni anno continuano a riversarsi nelle città in crescita dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina. È l'apertura verso nuove connessioni a rendere le città sia attraenti che - fino a un certo punto - imprevedibili. Lo spazio urbano comincia a essere concepito nella sua unitarietà e specificità: la città non è più un insieme casuale di edifici, ma una struttura ordinata. La città mantiene invece un ruolo fondamentale nel mondo arabo, dove la fitta rete commerciale marittima e terrestre, che in gran parte di sostituisce a quella romana, resta imperniata sui nuclei urbani e sui suoi mercati. Nel 1995 Kanter introdusse una nuova teoria, ovvero che le città di successo possono essere identificate da tre fattori. Questi comprendevano il diritto di innalzare fortificazioni, tenere mercati o darsi una corte di giustizia. Molte città, semi abbandonate o cadute in rovina, vengono ampliate, come mostrano le nuove cinta murarie, e si arricchiscono di botteghe artigiane, manifatture e nuove strutture, come i palazzi pubblici che fungono da sedi dei governi locali, il palazzo vescovile, gli spazi coperti per gli scambi commerciali, le sedi delle varie corporazioni di mestiere e delle compagnie mercantili e le banche. Anna Lazzarini, "Polis in fabula. Allo stesso modo, anche in altre aree emersero grandi centri amministrativi e cerimoniali, sebbene a scala minore. Talvolta, come nella fase più antica di Uruk, è il tempio (e non il palazzo reale) a ricoprire un ruolo direttivo: riccamente decorato, è costruito di solito in posizione elevata, simbolicamente più vicino agli dèi. Per ogni stadio si identificava un luogo esemplare. In primo luogo, non considerandone l'ultimo stadio, era completamente eurocentrico. In questo testo Lefebvre afferma: "La città è un'opera, nel senso di un'opera d'arte. In quest'epoca Milano assume un'importanza economica, nel contesto dei traffici commerciali con il nord Europa, che manterrà per tutto il Medioevo. nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 m dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione; sui passaggi e attraversamenti pedonali e sui passaggi per ciclisti, nonché sulle piste ciclabili e agli sbocchi delle medesime; Un sistema simile esisteva nei Paesi Bassi del medioevo, dove un signore concedeva a degli insediamenti certi diritti (diritti cittadini) che altri invece non possedevano. L'artista sintetizza il campo di forze che il quartiere di St. Pauli, ad Amburgo, ha visto nel corso degli ultimi quindici anni, periodo in cui lo spazio pubblico di questo quartiere periferico della ricca città tedesca, è stato oggetto di due opposte visioni: da un lato quello speculativo immobiliare da parte delle amministrazioni e delle multinazionali, dall'altro quello degli abitanti con l'idea di un parco (Park Fiction) che potesse contenere i loro desideri in quello spazio. Molto diffusi i taxi, radio-taxi e taxi collettivi a prezzi decisamente economici. Il pensiero urbano moderno, influenzato dal pensiero post-strutturalista, piuttosto che sradicare queste tensioni e contraddizioni dal costrutto teorico, spiega ambedue gli aspetti. D'altra parte la regressione degli scambi commerciali per mare, trasforma profondamente la loro struttura economica, tanto che si assiste spesso, anche per la perdita delle necessarie tecniche di manutenzione, all'insabbiamento di molti porti e a uno spostamento dei centri abitati verso l'interno o in zone più riparate. La seconda, disposta su quattro terrazze, unisce allo schema ippodameo il senso scenografico della tipica città dell'Asia minore: le diverse aree funzionali sono disposte su livelli differenti. Chi critica tale considerazione punta sulla differenza di ambiti del potere. La città di un aristocratico differirà certamente da quella di uno schiavo. Teorie e pratiche della globalizzazione", Milano, Bruno Mondadori, 2013. Così come varie reti si uniscono spazialmente in un'area delimitata, la popolazione si riunisce nelle città. I movimenti sociali urbani sono uno dei diretti risultati di questa possibilità di creazione di nuove connessioni. Tre caratteristiche sono state identificate per definire una città: il numero di abitanti nell'area considerata (densità di popolazione), la rete di collegamenti, oltre a un particolare stile di vita. Il termine "città globale", che differisce da "megalopoli", fu coniato da Saskia Sassen in un seminario di lavoro del 1991. Per lungo tempo è stata accettata e adottata una definizione lineare universale delle città; ma dato che questo approccio ha difficoltà nello spiegare una serie di aspetti della vita urbana, tra cui la diversità tra le città, sono state cercate nuove vie. Diventano necessarie torri e mura, di cui pochi anni prima si era dotata la stessa Roma. La fine dell'impero e delle strutture di controllo territoriale, militare, burocratico ed economico a esso connesse, e l'insediamento stabile in Europa di popolazioni nomadi extraeuropee, estranee alla cultura romana, porta nel volgere di pochi secoli a un cambiamento radicale anche per le città. Marco Efisio Pisanu, cacciatore, a Radio Casteddu: “Chi abita nei grossi centri abitati è discriminato rispetto a chi vive nei piccoli paesi e può praticare l’attività venatoria” Si pensava che ogni città del mondo potesse essere paragonata a uno degli stadi passati di una città europea. Spesso sono sulla costa e hanno un porto, o sono situate nei pressi di un fiume, lago o mare, ottenendone un vantaggio economico. Mentre le città-stato del Mar Mediterraneo o del Mar Baltico iniziarono a decadere a partire dal XVI secolo, le maggiori capitali d'Europa iniziarono a beneficiare dell'esplosione del commercio globale che era seguita all'emergere di un'economia atlantica, alimentata dall'argento del Perù e della Bolivia. Agli inizi della modernità, le città erano in massima parte molto piccole, tanto che nel Cinquecento solo circa due dozzine di località nel mondo ospitavano più di 100 000 abitanti: ancora nel Settecento ce n'erano meno di cinquanta, una quota che sarebbe poi salita a 300 nel Novecento. La disgregazione di un'unità statuale e l'effettiva mancanza di un controllo forte dei nuovi regni frammenta il territorio in piccole unità di fatto indipendenti e scarsamente comunicanti, gravitanti intorno al castello dove risiede il signore. I siti vengono visti in interconnessione con una rete culturale, economica, commerciale o storica, e non trattano allo stesso modo tutti gli agglomerati urbani. Nel momento in cui il cacciatore va in campagna e compie i giusti prelievi, la selvaggina che cacciamo finisce tutta sulle nostre tavole. Chiudendo questo banner o scorrendo questa pagina, acconsenti all'uso dei cookie. Il termine "città globale" si focalizza sull'economia. Marco Efisio Pisanu, cacciatore, a Radio Casteddu: “Chi abita nei grossi centri abitati è discriminato rispetto a chi vive nei piccoli paesi e può praticare l’attività venatoria”. 71, La città europea. L'interscambio tra questi tre elementi dimostra che le buone città non sono progettate ma gestite. Tanto più coinvolgono un numero vasto di persone esterne alla città, tanto più ne aumentano il prestigio. Amalfi, Genova, Pisa e Venezia ritornano a “colonizzare” il Mediterraneo, creando una rete commerciale di grande importanza e fondando nuovi centri. Nell'area urbana si localizza una zona dedicata alle attività commerciali e alla vita politica comunitaria. La basilica cristiana diventa anche simbolo del potere che la Chiesa assume in seno all'impero. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi, centri urbani degradati, assediati dalle auto e dal traffico, inquinati e grigi. Il castello all'occorrenza può ospitare al suo interno la popolazione contadina, fondamentale manodopera per le terre del signore. Il commercio, sin dall'antichità, è l'elemento che consente ai prodotti finiti di essere scambiati; la città è il cuore del consumo e della distribuzione non solo dei prodotti locali, ma anche di quelli importati. Nella valle dell'Indo il primo centro urbano importante si sviluppa intorno al 2500 a.C.: Mohenjo-daro si presenta come un grande centro amministrativo (la popolazione raggiunse i 40 000 abitanti) dotato di terme, magazzini e fognature. Questo fenomeno genera l'afflusso di un gran numero di persone all'interno della città, contribuendo alla crescita dell'economia urbana; al contempo svolge anche la funzione di produrre posti di lavoro. Lo sviluppo delle attività mercantili e marinare rende centrale la funzione del porto: Atene, sorta in una vasta pianura e originariamente centro di produzione agricolo, ingloba, con la costruzione di lunghe mura, il porto di cui poi specializza l'attività suddividendolo in un'area commerciale e in una militare. Molte città costruite sul mare diventano, invece, insicure per il diffondersi della pirateria. L'impatto delle città su altri luoghi, siano questi l'hinterland o luoghi più remoti, viene considerato nel concetto di impronta ecologica della città. e) fuori dei centri abitati, sulla corrispondenza e in prossimità delle aree di intersezione; f) nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 metri dal prolungamento del bordo più vicino della … I villaggi tendono a riunirsi in centri urbani e le piccole città-fortezza si trasformano in organismi complessi e socialmente stratificati che controllano aree più vaste del territorio circostante. È l'accesso a determinate reti che attrae le persone. Ciò testimonia non solo la riduzione demografica ma anche i problemi di approvvigionamento dei materiali da costruzione. "I senza casa sono i migliori indicatori di quanto "pubblico" un dato spazio sia"[3] e tanto più i segni di questa urgenza si sono dimostrati nell'estetica della loro gravità, quanto la passività della popolazione è stata forte rispetto alla possibilità di negoziazione che la città post-industriale offriva. Allo stesso tempo questa concentrazione di persone implica l'introduzione di nuove reti, come i collegamenti sociali, e aumenta la creazione di nuove possibilità all'interno delle città. Allo stesso modo si affermano città come Gand e Bruges nelle Fiandre, al centro di un'importante zona di produzione e lavorazione di tessuti pregiati, o come Troyes in Francia e Francoforte in Germania, sedi di note fiere commerciali. Le città hanno collocazioni geografiche diverse. L'aristocrazia, secondo una tendenza già in atto dal periodo tardo antico, si ritira nelle campagne per controllare meglio la produttività delle terre e difenderle da incursioni e razzie. Ad esempio, Salt Lake City era un villaggio di 148 anime, che immediatamente pianificò un sistema stradale e fondò Great Salt Lake City. P.Iva 12741650159, La testata usufruisce del contributo della Regione Sardegna Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport. A Parigi il centro della città è la parte più ricca dell'area metropolitana, dove le abitazioni sono più care e dove vive la popolazione a più elevato reddito. legge regionale 13 aprile 2017 n. 5, art. L'architetto Ippodamo da Mileto, collaboratore di Pericle, V sec a.C., teorizza una città ideale di diecimila uomini, divisa in tre classi (artigiani, agricoltori, difensori) e situata al centro di un territorio suddiviso in tre parti che devono rispettivamente sostentarle. Questi spazi pubblici, d’altra parte, volevano anche manifestare l’esigenza educativa di sviluppare una cultura sempre più comune ai cittadini: i primi grandi musei d’Europa, nel corso dell’ottocento, sono infatti dei lasciti del potere ai cittadini, collocati strategicamente nei luoghi simbolicamente centrali delle capitali (come avviene soprattutto a Parigi, Berlino, Vienna). Il tipo di città che si diffonde è destinato a restare pressoché immutato almeno fino alla rivoluzione industriale. In particolar modo negli USA è diffusa una cultura di anti-urbanizzazione, che alcuni fanno risalire a Thomas Jefferson, che scrisse che "Le folle delle grandi città contribuiscono al supporto del puro governo come le piaghe aiutano la forza di un corpo umano". Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 18 gen 2021 alle 17:47. Ippodamo immagina una città costruita secondo un piano preciso, in cui gli isolati, il loro orientamento e anche l'eventuale sviluppo del nucleo urbano sono precisamente regolati. Secondo questa definizione, le prime città di cui abbiamo notizia erano situate in Mesopotamia, come Uruk e Ur, o lungo il Nilo, la vallata dell'Indo e la Cina. Lo sfruttamento agricolo della pianura mesopotamica crea gradualmente queste condizioni. Durante i secoli d'oro dell'Impero romano, la complessa stratificazione sociale, la specializzazione artigianale, i surplus economici accumulati con lo sfruttamento di enormi territori agricoli, i ricchi commerci transmediterranei e l'impiego sistematico del lavoro degli schiavi permettono di realizzare grandiosi opere pubbliche e di abbellire le città con opere d'arte di ogni tipo. Tali sono il risultato dell'industria, del commercio, del turismo e delle operazioni finanziarie volte quindi all'incremento del capitale. Questa è un'eredità di sviluppi organici e non pianificati. La concentrazione delle reti nelle città può essere usata come spiegazione per l'urbanizzazione. È noto che le città moderne creano un proprio microclima. La molteplicità delle funzioni direttive fa sì che il palazzo reale rappresenti l'edificio più vasto della città: la sua imponenza serve anche a mostrare la forza e la ricchezza del gruppo dirigente. Nell'Italia centrale si forma un sistema di città-stato basato su un'economia di tipo prevalentemente mercantile, ma in ogni caso ben connessa al controllo agricolo del territorio circostante, che ricorda, anche per le esperienze di governo di tipo oligarchico allargato e talvolta comunitario, molte città-stato del mondo antico. I contesti urbani di quegli anni sono all'apice della loro industrializzazione e l'urbanistica incide, ancora una volta, profondamente sulla segregazione in classi della società, disegnando, sulla scorta del modello americano, separazioni tra il centro della città, sede del commercio, e la città circostante, così carica di conflitti potenziali rimasti inespressi. Bologna, Parigi, Pavia e Napoli inaugurano centri di studio laici, le università, che testimoniano l'esigenza per le nuove realtà urbane e statuali di una burocrazia e di un ceto di specialisti preparati. L'idea di fondo è che gli spazi abitativi, dedicate agli acquisti, agli uffici e alle attività ricreative siano disponibili a breve distanza, riducendo la richiesta di strade carrozzabili e quindi aumentando l'efficienza e la funzionalità del trasporto pubblico. Una piccola città del primo periodo moderno poteva ospitare solo 10 000 abitanti e le cittadine ancora di meno. Lo sviluppo dei nuclei urbani con la conseguente crescita demografica, le necessità di intensificare gli scambi e di controllare le rotte commerciali e le zone ricche di materie prime portano alla creazione di “colonie” d'oltremare lungo tutte le coste del Mediterraneo. 3 (1982): 319.). Le società basate sulla vita nelle città vengono spesso chiamate civiltà. Le abitazioni sono a due piani, spesso con pozzi e bagni privati. Simili fenomeni si ripeterono anche altrove, come è il caso di Sakai, che godette di una considerevole autonomia nel Giappone tardo medioevale. Il modello urbanistico su cui si sviluppano le nuove capitali non è innovativo: il palazzo imperiale, il foro, il circo, la zecca costituiscono il fulcro del tessuto urbano.